Figurazioni in versi
Un insolito mixing tra poesia e pittura
Come nelle opere dei cantautori, le cui storie assumono una particolare intensità narrativa nell’accostamento tra parole e musica, negli ultimi lavori di Antonello Solinas si assiste, forse per la prima volta, ad un analogo tentativo di dare maggior spessore al racconto proponendo una stessa idea in una duplice forma d’arte, l’immagine pittorica e la poesia.
Monica Costa 2007
Cronache maledette con preghiera
A Gioia Tauro, marito separato
distrugge un’intera famigliola,
ammazza moglie, suocera e cognato,
e poi si uccide con un colpo di pistola.
Alla Magliana un giovane sbandato
strappa di mano la borsa a una vecchietta.
L’ hanno raccolto col cranio fracassato
dopo la fuga con la motoretta.
Non lontano dal vecchio cimitero,
dove prospera il commercio di eroina,
hanno trovato il cadavere di un nero,
ch’ era nero davvero, nella notte,
ma un po’ più chiaro della sua fedina.
Nello stesso quartiere malfamato,
pieno di prostitute e di lenoni,
si vende a tutti sesso a buon mercato.
Un travestito àmputa i coglioni
ad un cliente che si era rifiutato
di pagare le losche prestazioni,
lasciandolo morire dissanguato.
tornano dall’inferno con le ali
i servi del Demonio, incappucciati,
nella chiesa sconsacrata in via dei frati
Sperimentano riti medioevali,
compiono voti e stupri di animali,
orge di sangue e sesso pervertito.
Sgozzano sempre un gallo o un agnellino,
secondo un antico formulario……
Una mattina ritrovano un bambino,
in apparenza illeso, ma stranito,
che leggeva la bibbia all’incontrario.
Accartocciato sulle sue ferite,
ciascuno ingoia e assimila il suo male.
Un male con un cuore a sette vite,
battente i colpi senza alcun segnale,
raccolto in una sorda quarantena
mentre cova il momento terminale.
Gesù Bambino fammi compagnia,
ché mentre dormo non cali sul mio cuore,
urente e silenzioso, goccia a goccia,
il sangue caldo dalla gronda del dolore.
.
Ma dove te ne vai, gironzolino,
trotterellando qua e là senza collare,
ficcando il muso nei pressi di un tombino,
di una ruota pisciata, di un gradino,
sempre in cerca di un buco da annusare.
Ma dove te ne vai, lesto e barbuto,
mezzo pezzato nero e mezzo bianco,
che guardi avanti e in basso, risoluto,
schivando i tuoi compari. Senza un branco.
Ti tieni pure alla larga dalla gente,
che non si scomoda neanche se è in vacanza:
sai bene che per te non c’è un presente,
mai una pacca sul collo, una pietanza,
che in fondo poi non te ne frega niente.
che tiri dritto e che non ringhi mai
coi tuoi rancori dentro e col coraggio,
che te la cavi da solo in mezzo ai guai.
Assorto nel tuo mondo degli odori,
rovisti nei rifiuti e nel letame
tra olezzi misteriosi e tra fetori,
forse non lo fai solo per fame.
Forse nella tua testa c’è un sensore
che accentra nei circuiti dell’olfatto
tutti i segnali raccolti dall’odore
rimescolati in un’unica magia,
come i colori di un dipinto astratto,
che tutti insieme fanno un’armonia.
Ma dove te ne vai, gironzolino,
peregrinando in questa tua pazzia,
mai rassegnato, in cerca di un tombino…
Antonello Solinas – 2010.